Coleottero da quarantena prioritario
Popillia japonica: cos'è e perché va contrastata
La Popillia japonica (coleottero giapponese) è un parassita da quarantena prioritario per l'Unione Europea, comparso in Italia nel 2014. Si diffonde rapidamente e danneggia centinaia di specie vegetali, sopra e sotto terra.
- 2014
- primo ritrovamento in Italia
- 16.000+ km²
- area infestata (2022)
- 300+
- specie vegetali ospiti
- fino a 300/m²
- larve nel terreno
Cos'è
La Popillia japonica Newman è un coleottero scarabeide originario del Giappone. È un forte volatore e ha una spiccata plasticità ecologica, che le permette di colonizzare ampie aree in poco tempo, con oltre 300 piante ospiti tra colture agricole, tappeti erbosi, piante ornamentali e forestali.
Per la capacità di diffusione e il potenziale impatto è inserita nella lista A2 dell'EPPO come organismo da quarantena e nel 2019 è stata classificata tra i parassiti prioritari dell'UE — il secondo più critico per l'Europa.
Come riconoscerla
L'adulto è lungo circa 1 cm (8–11 mm): testa e torace verde metallico brillante, elitre (ali anteriori) color rame. Il tratto inconfondibile sono i cinque ciuffi di peli bianchi su ciascun lato dell'addome e due sulla punta — assenti nei coleotteri nostrani simili. Vola di giorno in estate, spesso in gruppo su foglie, fiori e frutti.
Il ciclo di vita
In Italia compie una sola generazione all'anno e trascorre gran parte della vita come larva nel terreno — la fase che il cane molecolare individua.
- Uovo (estate) — le femmine depongono le uova a pochi centimetri di profondità nei suoli inerbiti e umidi; schiudono in 1–2 settimane.
- Larva (autunno–primavera) — un grub bianco a forma di C che divora le radici; in inverno scende in profondità, in primavera risale a nutrirsi.
- Pupa (tarda primavera) — si impupa nel terreno; dopo alcune settimane è pronta a sfarfallare.
- Adulto (giugno–agosto) — emerge in estate, si nutre e si accoppia sopra il terreno, poi depone nuove uova.
Una diffusione rapida in Italia
Il primo ritrovamento in Italia, e nell'Europa continentale, risale al luglio 2014 nella Valle del Ticino, tra Lombardia e Piemonte. In quell'area le autorità fitosanitarie rilevarono densità larvali elevatissime, fino a oltre 300 individui per metro quadro.
Nonostante gli ingenti sforzi di contenimento, entro il 2022 l'area infestata aveva superato i 16.000 km² tra Nord Italia e Svizzera meridionale, con intercettazioni in Paesi Bassi e Germania e nuovi focolai in Sardegna e Friuli-Venezia Giulia.
Perché è pericolosa
Il danno avviene su due fronti, sopra e sotto la superficie del terreno:
- Adulti: divorano foglie, fiori e frutti di oltre 300 specie — tra cui vite, soia, mais e frutteti di pesco, susino, melo e cachi.
- Larve: vivono nel suolo e ne divorano le radici, distruggendo prati, tappeti erbosi e colture.
- Danni secondari: le alte densità larvali attirano predatori (uccelli, talpe, cinghiali) che dissodano il terreno aggravando i danni al cotico erboso.
Come si diffonde
La diffusione avviene su due scale:
- A breve distanza, in volo: un adulto percorre in media circa 2,3 km in 24 ore, fino a 12 km. Il comportamento gregario favorisce aggregazione e accoppiamento, e le femmine fecondate sono le prime a colonizzare nuove aree.
- A lunga distanza, con l'uomo: tramite terreno e piante infestati e per «autostop» su mezzi e merci. I siti a rischio sono vivai, parcheggi, aree di carico, distributori, porti e aeroporti.
La velocità di avanzamento del fronte varia da circa 5,5 a oltre 13 km all'anno a seconda dell'idoneità degli habitat: aumenta di circa 1,5 km/anno per ogni 10% di territorio favorevole in più.
Perché trovarla presto fa la differenza
Nei primi anni dopo l'arrivo la popolazione è bassa e difficile da individuare. Poi cresce in modo logistico: gli adulti raggiungono 200–300 catture per trappola al giorno dopo 4–5 anni, con un picco dopo 7–8 anni.
Le larve nel terreno sono invisibili a occhio nudo. Individuarle precocemente permette di intervenire prima che la diffusione diventi esponenziale, circoscrivere i focolai e ridurre i trattamenti.
Obblighi normativi e gestione
Essendo un organismo da quarantena, la presenza di P. japonica comporta zone delimitate e restrizioni alla movimentazione di piante e terreno (Reg. UE 2016/2031). Per i vivai valgono prescrizioni specifiche: protezione fisica del sito, rimozione del terreno o substrati trattati, terricci riutilizzati solo dopo trattamento termico.
La gestione efficace è integrata e combina mezzi chimici (principi attivi limitati; dispositivi «attract & kill» con reti insetticide a lunga durata), fisici (reti, pacciamatura, stress idrico controllato) e biologici (nematodi entomopatogeni Heterorhabditis bacteriophora e funghi Metarhizium), in un'ottica sostenibile.
Individuare le larve prima che si diffondano
Il nostro cane molecolare rileva le larve nel terreno dove l'ispezione tradizionale non arriva, a supporto di enti pubblici e vivai nella bonifica.
Fonti e riferimenti
I dati e la mappa di questa pagina sono tratti dalle fonti seguenti: